Persone

I dolori del giovane freelance (come sopravvivere alla giungla del lavoro autonomo)

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È estate, tempo di leggerezza, che come diceva il buon Calvino “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Il post di oggi, quindi, è scherzoso e ha l’intento di strapparvi una risata conoscendo il dietro le quinte della vita del freelance.

Orari

La prima cosa che si pensa quando si decide di diventare freelance è “Finalmente non dovrò più svegliarmi presto la mattina e non dovrò guidare o prendere mezzi pubblici perché il mio ufficio è a 10 metri dal letto!”. Ma fin da subito il freelance avrà chiara una cosa: se non si alza presto la mattina, molto probabilmente dovrà fare nottata per consegnare in tempo i lavori.

Cibo

Il freelance alle prime armi è felice perché è pieno di buoni propositi, tra cui la certezza di cominciare ad avere uno stile di vita più sano. Rispetto alle persone con un impiego fisso, gioisce perché può dire addio alla mensa aziendale o al panino davanti al pc: adesso è a casa, può cucinarsi pasti salutari ogni giorno. Certo, come no.

Vestiti

Una delle gioie del freelance è poter indossare ciò che vuole mentre lavora: niente più tailleur, niente cravatta, niente di niente. Volendo può rimanere in pigiama tutto il giorno o con la tuta di ciniglia (no dai, questo è troppo!), salvo poi fare i conti col proprio armadio quando deve presentarsi di persona dal cliente e si accorge di non avere niente di adeguato da indossare.

Senso di colpa e sindrome dell’impostore

Ci sono due sindromi striscianti nella vita del freelance: il senso di colpa che lo tiene sveglio la notte (oddio non ho portato a termine quel lavoro, oddio ho fatto un preventivo troppo alto e ora non mi rispondono, oddio oddio oddio) e la sindrome dell’impostore che lo coglie ogni volta che qualcosa va alla grande: in quel caso il freelance è convinto di non meritare il successo ottenuto. La prima cosa su cui lavorare è sconfiggere questi due nemici e tornare a dormire tranquilli.

Preventivi

Fare un preventivo è un vero e proprio lavoro, che richiede tempo e testa. Sbagliare il calcolo al ribasso significa dover lavorare per una miseria, sbagliarlo al rialzo significa rischiare che non sia accettato. Comunque sia strutturato, non c’è mai la certezza che tutto vada liscio, e l’attesa che c’è tra l’invio e la risposta sembra protrarsi per secoli (e a volte non arriva mai). Quando poi il preventivo che avevi preparato con tanto amore è rifiutato, scatta il mare di lacrime.

Personal branding

Il mondo si divide in quelli che sono bravissimi ad auto promuoversi e quelli che devono sforzarsi tantissimo per dire quello che sanno fare senza togliersi competenze. Manco a dirlo, se il freelance non fa un po’ di auto promozione è fregato, quindi armatevi di un pochino di faccia tosta e dite chiaramente al mondo cosa sapete fare (il passaparola farà il resto se lavorate bene). Inoltre, ogni tanto fa bene proporsi e tentarla… non è mai stato mangiato nessuno per questo, al limite si otterrà un no. Per quelli che, invece, sono a proprio agio con il personal branding, ricordatevi la splendida dote dell’umiltà e della misura.

Studiare, studiare, studiare

Se hai deciso di intraprendere la carriera del freelance, mettiti l’animo in pace: non si finisce mai di studiare per restare aggiornati. La cosa migliore sarebbe destinare una parte del guadagno in formazione, ché sono soldi sempre ben investiti. Una soluzione per metterci una pezza in attesa di guadagni più consistenti è formarsi online con webinar gratuiti e ebook di settore.

Fissare dei limiti

Inteso come limiti di orario di lavoro, di telefonate col cliente, di spese per far quadrare i conti. Più si è organizzati in ogni campo, più ci godiamo i vantaggi di essere freelance.

Le tipiche frasi del freelance

Ci sono alcune frasi che un freelance non vorrebbe mai sentirsi dire, tra le quali: “Tanto che ci vuole!”, “Il pagamento è a 90 giorni”, “Potresti fare anche questo in più, tanto ci vogliono 5 minuti”. Dall’altra parte, per ogni cliente che pronuncia queste temibili frasi, c’è un freelance che dice cose del tipo: “È già tutto pronto, devo solo fare un’ultima revisione”… come no!

Lo sconforto del freelance

Le giornate del freelance sono soggette a up and down incredibili: un giorno ti senti dio in terra per aver imbroccato una scadenza, il giorno dopo ti deprimi pensando di non farcela. Le tipiche frasi del non farcela sono: “Non consegnerò mai in tempo”, “Non guadagnerò mai abbastanza”, “Non so fare bene questo lavoro”, “Non mi pagheranno mai”. Quando ti sale l’ansia in questo modo, abbandona quello che stai facendo (o meglio, non facendo perché sei divorato dalla paranoia) e fai una passeggiata. Davvero, prenditi una pausa e respira, dopo lavorerai meglio.

Gli alleati del freelance

Tranquillo, la vita del freelance non è tutta una valle di lacrime! Ci sono delle buone pratiche per viverla al meglio, per esempio: attività fisica, una bella agenda, cibo sano, sonno regolare (e con i ritmi che più si confanno alla tua natura), il confronto con chi fa il tuo stesso lavoro o con chi fa tutt’altra cosa per avere un nuovo punto di vista, le vitamine.

Cosa aggiungeresti a questa lista semiseria sulla vita da freelance?
Io, per esempio, aggiungerei le vacanze, infatti sul blog ritorneremo a pubblicare a fine agosto e adesso rallentiamo un pochino i ritmi. A presto!

2 pensieri su “I dolori del giovane freelance (come sopravvivere alla giungla del lavoro autonomo)

    1. Giusto Lorenza!
      Anche io faccio sempre fatica in questa parte, ma è fondamentale nel nostro lavoro.
      Grazie per essere passata di qua, lo apprezzo molto!

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